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Dal settembre 2017, Silvia Candiani è amministratore delegato di Microsoft Italia. E’ al timone di un team di 850 collaboratori e una rete di 10mila partner chiave sul territorio. E’ l’unica donna a ricoprire un incarico di questo peso nell’azienda di Bill Gates. Ha un profilo invidiabile, costruito tassello dopo tassello, dunque solido come una quercia. Studi al liceo Classico Beccaria di Milano, laurea in Economia all’Università Bocconi di Milano e un master in Business Administration  all’Insead di Fontainebleau. Un passato in McKinsey, Vodafone e San Paolo Imi. Le chiediamo di fare un bilancio a un anno abbondante dall’assunzione del ruolo di AD in Microsoft. Qualcosa l’ha forse colta di sorpresa?  “La percezione è che ci sia una velocità di cambiamento nettamente superiore agli anni precedenti. Quindi si convive costantemente con la sensazione di non avere mai abbastanza ore per poter fare fronte alla fame di tecnologia da parte di aziende pubbliche a private. Tutti vedono le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e chiedono interventi veloci”. In un contesto così febbrile, confessa, “potrei moltiplicarmi per dieci e non essere ancora sufficiente.  Avverto l’urgenza di fare le cose, di farle accadere il prima possibile e in parallelo”. E per lei che mette “la barra sempre più in alto” è inevitabile “non essere mai totalmente contenta di quello che ho raggiunto, vorrei fare sempre un po’ meglio: a volte è un po’ faticoso anche per chi mi sta attorno”, ammette. 

DESI (Digital Economy and Society Index), l’indice per valutare lo stato di avanzamento degli Stati membri dell’UE verso un’economia e una società digitali, ritrae un’Europa che avanza lentamente, e pur in un contesto non brillante,  l’Italia è comunque in fondo alla classifica, al 25esimo posto. “Il nostro Paese ha investito più in macchinari per produzione che in tecnologia. Però cresce la consapevolezza di quanto sia importante il digitale. Il Governo deve creare un  contesto in cui le aziende siano al centro, la crescita non ammette ambienti asfittici. La pubblica amministrazione, per dire, fino ad oggi ha fatto abbastanza poco in tema di tecnologia la quale, invece, potrebbe rendere tutto più trasparente e veloce, pensiamo agli esiti che si avrebbero con la digitalizzazione della Giustizia”. In coda a settembre, Microsoft ha lanciato Ambizione Italia, un progetto di ecosistema per accelerare la trasformazione digitale in Italia, facendo leva sulle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e sulla formazione avanzata. L’iniziativa si traduce in un articolato programma di formazione, aggiornamento e riqualificazione delle competenze, in linea con i nuovi trend tecnologici e le richieste del mercato del lavoro, con l’obiettivo di contribuire all’occupazione e alla crescita del Paese. I partner dell’iniziativa sono Adecco Group, LinkedIn, Invitalia, Cariplo Factory e Fondazione Mondo Digitale, assieme a Microsoft coinvolgeranno oltre 2 milioni di giovani e professionisti italiani entro il 2020 diffondendo una nuova cultura digitale. Microsoft investirà 100 milioni in  attività di formazione e avvicinamento alle digital skills, mentre The Adecco Group interviene con  6 milioni di euro per la realizzazione di Phyd, la nuova piattaforma per la formazione professionale  centrata sulle competenze del futuro.

Le aziende italiane si mostrano sempre più interessate all’intelligenza artificiale, ma dalla nuova ricerca Microsoft-EY emerge un ritardo: “solo il 15% delle imprese nostrane ha dichiarato di esser andata oltre lo sviluppo di progetti pilota, rispetto alla media europea del 32%. Per avere successo nell’AI occorre poter contare su competenze avanzate e con il progetto di ecosistema Ambizione Italia investiremo 100 milioni di euro in iniziative, programmi e corsi” .

Una considerazione. Le aziende italiane – continua – “rispetto alle straniere hanno investito meno in Corporate Venture, sono più autoriferite nello sviluppare innovazione ed è più raro che una grande azienda investa in start up,  cosa invece molto comune nei paesi esteri europei.  Con GrowITup, per esempio, abbiamo invitato grandi aziende italiane al nostro fianco per incontrare start up  ed essere contaminati. Le aziende devono attrezzarsi meglio per sviluppare percorsi di open innovation per cui è importante avere una simbiosi di idee e stimoli  dal mercato in fermento delle start up”.  Perché è una verità: “le risorse che gli startupper italiani hanno in termini di  finanziamento e capitale è pari a 200 milioni l’anno, un dato che si moltiplica per quattro in Spagna e per dieci in Inghilterra. Un paese non può svilupparsi se mancano i nuovi imprenditori, per questo in Microsoft abbiamo deciso di accelerare i processi portando più risorse alle start up”, ancora Candiani.

La super manager Microsoft è donna pacata ma allo stesso tempo battagliera. E’ in prima linea  nel sostenere la leadership femminile. E’ cresciuta in aziende tecnologiche dove – per loro natura – “sono meritocratiche quindi il talento femminile può emergere al meglio”., in questi contesti s’è certo rafforzata la consapevolezza della forza al femminile. Crede in particolare nella donna mediterranea perché “ha una capacità d’empatia molto forte, sa ascoltare, riesce a trovare mediazioni e soluzioni alternative, è flessibile e creativa. Noi diamo per scontato tutto questo, ma è importante, è ciò che fa la differenza. Chiaramente se uno riesce a saldare questi aspetti con l’attitudine anglosassone all’organizzazione, allora l’esito è eccellente e l’impatto massimo”. Quel che conta, “è essere autentici, rimanere se stessi. Riuscire a essere efficaci senza scimmiottare lo stile di qualcun altro”. 

L’’ultimo Global Gender Gap Report, discusso nel 2017  al World Economic Forum di Davos restituisce la fotografia di un’Italia che arretra in tema di divario di genere. Siamo all’82esimo posto  su 144 posizioni complessive per quanto riguarda la discrepanza in opportunità, status e attitudini tra i due sessi. Il 61,5% delle donne che lavorano in Italia non vengono pagate per niente o non adeguatamente, contro il 22,9% degli uomini. Ogni giorno, una donna lavora 512 minuti contro i 453 di un suo collega mentre la disoccupazione è più alta tra le donne (12,8% contro il 10,9%) così come le persone senza lavoro scoraggiate (40,3% contro il 16,2% degli uomini). Candiani incarna la prima generazione di donne con ruoli di leadership in varie organizzazioni, non che mancassero figure come queste nel nostro passato, ma ora è anche una questione di numeri: in crescita. Come vede il futuro in tal senso? “Io per natura sono una persona ottimista. Siamo ancora una minoranza, ma ho fiducia che sarà un processo in crescendo. Quand’ero piccola, non c’erano tanti esempi cui ispirarsi, ora ve ne sono di più e questo è importante per le ragazze perché per loro è la dimostrazione che è possibile avere successo professionale senza rinunciare a farsi una famiglia. E poiché il 50% della popolazione è donna, bisogna fare in modo di avere un futuro in cui le donne vengano presentate in modo equo e a tutti i livelli”. Qualcosa sta cambiando anche nell’educazione famigliare, “oggi le ragazze, sono più sicure di loro stesse, e possono scegliere in modo più ampio. C’è un progresso in tal senso, ma la strada da fare è ancora lunga. Persistono alcuni condizionamenti, lo dimostra anche una recente ricerca promossa da Microsoft: fino ai 13 anni le ragazze sono interessate alle materie scientifiche, poi ritengono di non avere particolari attitudini. Il mio consiglio per donne e ragazze è non tirarsi mai indietro, avere grandi sogni e realizzarli. Spesso le donne osano meno, un po’ per paura di fallire, e a volte perché non pensano sia possibile ricoprire posizioni di grande responsabilità. In effetti oggi c’è carenza di role model, ovvero di donne in posizione senior. E per questo è importante influenzare le ragazze, convincerle che è possibile raggiungere posizioni importanti”.

Silvia Candiani, mamma di due ragazzi di 10 e 13 anni, ha avuto un’educazione aperta. Papà,  scomparso quando lei aveva otto anni, dirigeva un dipartimento di ricerca e sviluppo, era mosso dalla curiosità dell’inventore che finì per contagiare anche la figlia pronta a far tesoro di quel modello maschile. Mamma, presto sola nell’educazione dei figli, ha instillato la fiducia nelle proprie capacità: da esprimersi in qualsiasi campo. “Aveva prospettato le stesse opportunità di carriera a me e a mio fratello, nessuna distinzione di genere”. Ha dotato i figli di radici per crescere e ali per spiccare il volo: nei luoghi del mondo più congeniali per potersi esprimere. “L’esperienza internazionale è stata motivante, mi piace vedere l’apertura di tante famiglie italiane che incoraggiano i propri figli ad andare all’estero, la percentuale di laureati che fa la valigia e doppiata. Però c’è un rammarico in tutto questo. Mi spiace vedere che il nostro sistema non sappia poi riportare  tali  cervelli in Italia, dovremmo essere un Paese che crea opportunità per i giovani, e invece così li perdiamo”. Giovani ai quali suggerisce di  assimilare più competenze possibili e scegliersi corsi di studi in linea con le proprie passioni, attitudini ma anche mercato. Ovviamente propende per le discipline scientifiche.Infine  attenzione alle soft skills “è importante essere imprenditoriali, creativi,  maturare lo spirito di squadra. Bisogna fare stage ed esperienze le più diversificate possibili”