Mentre Andrea Bocelli sostiene Placido Domingo, circola  su  YouTube   il video pirata delle prove di Domingo al  Metropolitan di New York.

Placido Domingo, previsto nel cast di   Macbeth al Met, ha condotto le prove per  poi ritrarsi  a un soffio dalla prima. La ragione? “Tensione alle stelle”, così  il cantante. Un comunicato stampa del Met lasciava comunque  intendere che l’uscita di scena fosse gradita. Addio al Met, e dai primi di ottobre anche al l’Opera di Los Angeles dove Domingo era GM.

Andrea Bocelli, tenore con laurea in giurisprudenza, esce allo scoperto dichiarando che “per arrivare alla sentenza finale bisogna avere delle prove” (Telegraph). Ha parlato di una  “situazione vergognosa e paradossale. In questo caso ci sono solo pregiudizi che hanno portato a una situazione inqualificabile. Il mondo attuale per certi aspetti mi sfugge. Non sono un giudice, ma conosco Domingo e non credo proprio abbia bisogno di molestare qualcuno”.

 

Per la verità – ricorda il New York Times, il  Met ha rilasciato una dichiarazione che fa supporre che sia stato indotto ad abbandonare il Macbeth.  “Il Metropolitan Opera – si legge nel  comunicato stampa – conferma che Plácido Domingo ha accettato di ritirarsi da tutte le future esibizioni al Met, con effetto immediato”, si legge.

Domingo & Met – SI chiude così l’era-Domingo al Met. Una storia durata 51 anni, contrassegnata da 706 presenze in palcoscenico come cantante e 169 come direttore d’orchestra.  Chiusi i rapporti con i teatri e sale da concerto di LA, San Francisco, Philadelphia e ora New York, l’attività statunitense dell’artista pare conclusa definitivamente.

Olimpiadi di Tokyo 2020 – Ora è in forse anche la sua partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020.Il cantante doveva essere l’ospite di punta di un evento pensato per combinare  opera d’occidente e oriente ( kabuki).

La storia – Le accuse di molestie sono state  raccolte dall’agenzia di stampa americana AP. L’8 settembre, l’American Guild of Musical Artists, il sindacato degli artisti, ha dichiarato che ha avviato proprie  indagini, le condurrà l’avvocato J. Bruce Maffei. L’AGoMA  dubita – infatti – che  le compagnie liriche approfondiscano  la questione nei dettagli, ecco perché agisce in proprio.

La  standing ovation a  Salisburgo e il chiaro sostegno dalla Staatsoper di Vienna vengono neutralizzati da continue  scariche di accuse. L’Europa sdogana il tycoon della lirica, mentre Oltre Oceano continua la guerra a suon di #MeToo. Una guerra fatta di accuse e indagini: in corso.

In settembre, l’agenzia di stampa AP ha raccolto altre 11 testimonianze di donne  che, come le altre 9 del 13 agosto, sono pronte a sostenere che il comportamento di Domingo fu inopportuno.  Usiamo il passato remoto poiché i fatti risalirebbero – come da copione #MeToo – a due/tre decadi fa . La fu cantante Angela Turner Wilson dichiara che all’Opera di Washington, esattamente vent’anni fa, si ritrovò l’ardente  mano del tenore sul  petto, seguirono poi inviti a incontri ravvicinati.  Melinda McLain, un tempo coordinatrice di produzione all’Opera di LA e alla Houston Grand Opera, dice  che evitava di lasciare il cantante solo con donne anche se specificamente da lui richiesto. Ai  party invitava sempre la moglie Marta affinché vigilasse sul marito. Ma era l’area della prova costumi – dicono testimoni anonimi dell’Opera di LA – dove l’artista si scatenava.

Ed ecco pure una testimonianza maschile, di tal  baritono Robert Gardner (“tal” poiché titolare di una  carriera mai decollata). Avrebbe visto coi propri occhi  atteggiamenti inopportuni di  Domingo nei confronti del  mezzosoprano Patricia Wulf,  l’unica accusatrice uscita dall’anonimato nel corso della precedente inchiesta di AP.

Christina Scheppelmann, per nove anni vice di Domingo alla Washington National Opera, ed ora sovrintendete dell’Opera di Seattle, prende le difese di DOmingo assicurando che “Placido non mi ha mai detto di assumere questo, non quello. I suoi suggerimenti sono sempre stati discussi dal team. Non ho  mai visto Placido dire nulla contro una donna perché lei lo aveva rifiutato”.

“La campagna in corso da parte dell’AP per denigrare Placido Domingo non solo è imprecisa ma anche immorale. Queste nuove affermazioni sono piene di contraddizioni e, come nella prima storia, in molti modi, semplicemente scorrette”, ha detto la portavoce del cantante Nancy Seltzer. “A causa di un’indagine in corso, non commentare le specifiche, ma contestiamo fortemente il quadro fuorviante che l’AP sta tentando di dipingere del signor Domingo”.

Domenica 25 agosto, al Festival di Salisburgo, Placido Domingo era stato accolto con una standing ovation. Era la prima uscita dopo lo scoppio del caso #MeToo.  Messo piede in  palcoscenico, il cantante ha avuto un  incoraggiamento speciale da parte del pubblico. Del resto, la  ferrea Presidente Helga Rabl-Stadler aveva dato un  segnale chiaro affermando   “in dubio – pro reo”. 

Il “dubbio” era stato sollevato il 13 agosto, giorno dell’uscita di una lunga inchiesta dell’agenzia di stampa americana AP  che aveva raccolto testimonianze di 9 artiste.  Placido Domingo, il cantante più influente del Duemila, prima gran tenore (prima dei raggiunti limiti d’età) ora baritono, GM  dell’Opera di Los Angeles, direttore d’orchestra e scopritore di talenti grazie al  concorso  Operalia,   è stato accusato di molestie sessuali.

Dominique Meyer, sovrintendente  alla Staatsoper di Vienna e presto alla Scala di Milano, il 30 agosto ha dichiarato : “Ero molto preoccupato quando ho saputo di queste accuse. Non sono in grado di giudicare i dettagli e non voglio minimizzare le accuse. Allo stesso tempo, non voglio formulare giudizi su  Plácido Domingo. L’Austria è uno stato di diritto; i fatti presentati finora mi dicono che a) attualmente non esistono accuse o indagini di polizia contro di lui; b) l’Opera di Los Angeles, dove, a differenza della Wiener Staatsoper, egli svolge un ruolo nel processo decisionale, ha avviato un’indagine; c) si applica la presunzione di innocenza; e d) non siamo a conoscenza di alcuna accusa nella nostra area di responsabilità. Infatti, in questa casa Plácido Domingo è apprezzato da tutti sia da un punto di vista artistico che  umano. Rispetteremo quindi i contratti esistenti con Plácido Domingo”.

Il copione è il solito: i fatti risalgono a venti/ trent’anni fa,  le dichiarazioni sono perlopiù  coperte dall’anonimato e mancano prove. Sorgono i classici interrogativi del post  denunce #metoo.  Solo tre persone, tra cui Patricia Wolf,  decidono di comunicare la propria identità? Domingo è potentissimo, non si vuole rischiare, è la spiegazione. Perché tutto questo emerge a distanza di 30 anni ? Risposta: il #metoo incoraggia.  Curiosità. L’ineffabile signora Wulf  con gli anni è diventata un’agente  immobiliare che nel profilo LinkedIn (ora rimosso, ma Internet ha la memoria lunga)  ricordava la precedente vita come cantante menzionando il nome Placido Domingo: trauma superato?

Da subito, tanti artisti hanno espresso solidarietà al cantante via #ISupportPlacidoDomingo #StandByDomingo  da  Yoncheva a  Berganza, Frittoli, Camarena,  Stroppa, Machaidze…Pure  Anna Netrebko  sostiene Domingo. Lo ha fatto con un post su Instagram – che mentre scriviamo  ha già raggiunto le 85mila visualizzazioni – . Il mondo si è spaccato in due. Gli Usa  puniscono preventivamente sebbene  le indagini condotte dalla  LA Opera, dove Domingo è direttore generale,  sono solo iniziate. Martedì 20 agosto, è stato reso noto il nome dell’avvocato che condurrà le indagini,  è Debra Wong Yang dello Studio Gibson, Dunn & Crutcher.

L’Opera di San Francisco e la Philharmonic di Philadelphia (sarà Audra McDonald a sostituire Domingo) hanno invece già cancellato gli inviti.

In Europa,  è tutto confermato. In Italia, Domingo è atteso alla  Scala il 15 dicembre per un gala .

Domingo, 78 anni, artista da sold out, calca le scene da mezzo secolo. Ha totalizzato  4mila spettacoli, 150 ruoli, 12 Grammy Awards. Scoppiato il caso rispose  che  “Le accuse di individui senza nome risalenti a trent’anni fa sono profondamente preoccupanti e, come presentate,imprecise. Tuttavia, è doloroso sapere che potrei aver turbato qualcuno o averlo fatto sentire a disagio, non importa quanto tempo fa e nonostante le mie migliori intenzioni. Ho creduto che tutte le mie interazioni e relazioni fossero sempre state consensuali”.