Altro che quota 100. Quella del sovrintendente del teatro d’opera è professione da over 65. Il 7 ottobre, è stato designato  Stephane Lissner come  sovrintendente e direttore artistico del San Carlo di Napoli.  Proviene dall’Opéra di Parigi (ex Scala, ex Aix en Provence) dal quale si congeda  per raggiunti limiti d’età,

Gli over 60 piacciono anche alla Scala dove il 15 dicembre se ne va  Alexander Pereira, 72 anni, mentre è in arrivo Dominique Meyer, 64 anni. Ed ora Pereira è atteso a Firenze.

Possibile che non si registri un cambio generazionale al timone  dei teatri d’opera e in particolare di casa nostra? Nei teatri di serie A,  la figura anagraficamente disruptive è quella di Matthias Schulz, classe 1977, alla guida della Staatsoper Unter den Linden di Berlino. Schulz ha studiato pianoforte al Mozarteum ed economia all’università di Monaco, a 22 anni era già nella squadra del Festival di Salisburgo. Anche Parigi lancia un segnale di cambio. Arriverà Alexander Neef,  45 anni, tedesco, cresciuto sotto l’ala di Gerard Mortier, Al momento currently DG della Canadian Opera e direttore artistico  dell’Opera di Santa Fe.

A dimostrazione che esistono quarantenni con competenze ed esperienza. Nella migliore delle ipotesi, si passa agli over 50. A Vienna, sta per arrivare il 55enne Bogdan Roscic, ne ha 56 Alex Beard dell’Opera House di Londra e 58 Nikolaus Bachler, al timone dell’Opera di Monaco.

Eppure l’azienda-teatro d’opera si sta trasformando. Sono cambiate le richieste del pubblico e le modalità di far quadrare i bilanci, evolvono i profili professionali di chi, a diverso titolo, muove la macchina teatrale. Cosa si chiede al sovrintendente del secondo millennio? Molto dipende dalla tipologia del teatro: di tradizione? con proiezione internazionale? europeo? del Far West o del Far East? Una cosa è sicura: ci si aspetta un servizio alla Marchionne. A partire dalla garanzia di una dedizione assoluta, che negli Stati Uniti viene messa nero su bianco: «C’è una clausola nel mio contratto per la quale devo essere disponibile 24 ore al giorno, 7 giorni su 7», spiega Peter Gelb, sovrintendente del Met di New York. Gelb per tanta dedizione riceve due milioni annui di stipendio. Altri i numeri in Europa: lo stipendio di Pereira, fra i più alti del vecchio mondo, è di 240mila euro. Il sovrintendente deve sapersi districare nella giungla dei diritti-doveri dei lavoratori alias trattare con sindacati. Deve essere molto ferrato in tema di marketing del Duemila, guai poi a sottovalutare i millenials e i nuovi stili di vita per cui certe formule di abbonamenti sono obsolete. Deve essere un leader, però guai a scavalcare il cda. Ma il requisito numero uno è essere un eccellente fund-raiser, come – tra gli altri – ricorda Marica Errico, direttore del dipartimento Management dell’Accademia della Scala. Pensiamo alla Scala: solo 1/3 del bilancio deriva da soldi pubblici, il resto viene da botteghino e sponsor. La Scala costa più di prima, ha assunto e prodotto molto nell’era-Pereira, il bilancio s’è sempre chiuso in pareggio anche grazie ai capitali privati portati da lui.