Venerdì sera (20.30)  rivedremo le masse artistiche della Scala al completo: 94 orchestrali, 90 coristi e 4 cantanti solisti disposti ai lati e davanti all’altare del Duomo. Dopo sei mesi di stop per la pandemia, gli scaligeri – tutti rigorosamente testati – si sono ritrovati per lavorare alla Messa da Requiem di Giuseppe Verdi. Con questa pagina, nel dna del teatro, la Scala commemora le vittime  del coronavirus.

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Il quartetto di solisti vede la presenza di Krassimira Stoyanova, Elina Garanca, Francesco Meli e René Pape. Sul podio, Riccardo Chailly che non nega le difficoltà nel gestire in una “pagina così complessa come il Requiem” quasi 200 musicisti, a due metri distanza gli uni dagli altri per cui fra l’ottava e la prima fila dei coristi si creano 16 metri di distanza che da un punto di vista visivo viene risolta con monitor per seguire gesti e sguardi del direttore d’orchestra. Distanze nemiche dell’amalgama, difficile per 200 musicisti diventare un solo strumento, ma è la sfida dello spettacolo dal vivo in questa fase storica.

Quella del 4 settembre sarà una serata d’arte, in diretta televisiva Rai5 e Radio3,  ma ancor prima è il simbolo di una città che ricorda le sofferenze da Covid. E’ in questo contesto che si inserisce la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quindi del Ministro della Cultura Dario Franceschini, così come 200 dei 600 posti per spettatori sono riservati al personale medico e alle figure professionali che durante il lockdown non si sono mai fermate.

“Le parole del Requiem richiamano tutte le vittime del Covid. E anche per noi musicisti, c’è un margine di dolore, però, allo steso tempo, le  parole del Libera Me con cui si chiude il Requiem aprono alla speranza”

ha detto Chailly che ha deposto la bacchetta in marzo tornando a impugnarla solo ieri. Si apre un settembre intenso per Chailly e la Scala che porterà il Requiem il 7 in Santa Maria Maggiore a Bergamo e il 9 nel Duomo Vecchio di Brescia, le due città più colpite dalla pandemia.

Dopo le tre cattedrali lombarde, gli scaligeri rientrano al Piermarini il 12 (con repliche il 14, 16 e 17) con la Nona Sinfonia di Beethoven in omaggio al personale sanitario, quindi il 13 sul sagrato del Duomo con la Filarmonica. “Tutti abbiamo voglia di ritornare in attività, di metter musica viva nelle braccia e orecchie, perché è bello sentire incisioni ma mancava la musica viva” ha osservato il sovrintendente Dominique Meyer che in ottobre presenterà la stagione del prossimo anno. Si procede con cautela, passo dopo passo seguendo i protocolli italiani e l’evoluzione della situazione, con la consapevolezza che “molti hanno paura, ma dobbiamo superarla”, e che fra il pubblico “c’è grande desiderio di tornare. Dopo cinque minuti dall’apertura delle prenotazioni per il concerto di venerdì, gli oltre 400 biglietti a disposizione erano già andati esauriti ”.

Il concerto del 13 per la città offerto dalla Filarmonica avrà come ospite il violinista Maxim Vengerov impegnato in Mendelssohn, seguiranno pagine orchestrali dal Don Pasquale, Norma, Manon Lescaut e La forza del destino.  Anche qui, diretta su Rai5 e diffusione in oltre 20 Paesi fra Asia e Medio Oriente. L’accesso sarà consentito con prenotazione obbligatoria sul sito della Filarmonica a partire dal 7 settembre. Il 4 ottobre, alla Scala, Chailly inaugura la mini-stagione d’autunno della Filarmonica, come recupero degli appuntamenti annullati per per il lockdown.

L’opera torna, ma senza le scene, il 15 settembre con Travita diretta da Zubin Mehta mentre Chailly dirigerà Aida dal 6 ottobre.   Non si scenderà nella buca d’orchestra, le masse artistiche  saranno sul palcoscenico debitamente distanziate. Poi si vedrà.