“Questa terra porta qui, stasera, le sue ferite, i suoi troppi morti, i troppi malati, le umiliazioni dell’impotenza, gli smarrimenti dei pensieri, degli scienziati, le meschinità delle beghe, le banalità dei discorsi, le contrapposizioni pretestuose, mentre sarebbe necessaria una alleanza, una coralità per affrontare insieme le sfide e le lacrime di questo tempo”

ha osservato, ieri sera, l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini.

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Lo ha detto in Duomo, fra i 94 orchestrali (con maschera nera), 90 coristi,  4 solisti, e Riccardo Chailly,  direttore musicale della Scala, alla presenza del Presidente Sergio Mattarella, il sindaco Giuseppe Sala, il presidente della Regione Attilio Fontana, il Ministro della Cultura Dario Franceschini,  Marta Cartabia, presidente della Corte Costituzionale. Parole forti pronunciate in apertura di una serata storica alla memoria delle vittime del Covid con l’abbraccio dei  due simboli di Milano, il Duomo e la Scala impegnata nel Requiem di Verdi, pagina  eseguita per la prima volta per commemorare un grande Milanese quale Alessandro Manzoni. 

Il sindaco, rivolgendosi al Presidente, ha parlato di

“serata dominata dallo strazio della perdita ma anche dalla volontà comune di segnare una nuova strada per la nostra comunità. Il covid ha fatto giustizia di buona parte delle nostre illusioni”. Si riparte con la Scala nel Duomo, “la casa dei Milanesi e dei valori che fanno di Milano una città pronta a partecipare alla costruzione della nuova normalità”.

Ieri sono stati commemorati i caduti per il coronavirus, è stata espressa vicinanza alle famiglie e sono stati ringraziati quanti sono andati oltre le “beghe” mettendo in campo l’atteggiamento più lombardo che vi sia: “Fare”. Fra i duecento invitati alla serata, ripresa in diretta dalle telecamere della Rai, c’erano i rappresentanti delle categorie professionali che non si sono mai fermate durante il lockdown, dalla protezione civile, ai medici, infermieri, avvocati, commercialisti, cartolai, benzinai, tabaccai, edicolanti, autotrasportatori, macellai, tassisti, poliziotti, carabinieri, tintorie, panificatori…”E’ un onore essere qui” ha detto Roberta Saranno, di Atm, emozionantissima. “Fra marzo e maggio ho lavorato solo per polizia e ambulanze. Giorni pesanti, nessuno aveva l’animo di parlare” confessa Luca Denise, benzinaio. . E assieme a loro, più di 400 cittadini che sono riusciti ad accaparrarsi biglietti andati subito esauriti. Tra i volti noti, Mario Monti, Carla Fracci, Raffaella Curiel, Giovanni Bazoli (Banca Intesa ha sostenuto la serata e le successive nelle cattedrali di Bergamo e Brescia).  E Roberto Bolle: “è una serata importante che segna la ripartenza  per l’arte e la cultura, per Milano in un luogo energicamente forte”, ha detto il ballerino quotidianamente  alla sbarra, ma che solo questa settimana è tornato nella sala da ballo, “che felicità!”

Suonare distanziati è un’impresa, “ma ripartire come teatro e come eccellenza è una questione di responsabilità. Il distanziamento ci obbliga ad ascoltarci di più, a essere ancora più attenti” spiega Fabrizio Meloni, primo clarinetto. “E’ una sfida suonare qui, in quasi 200 e a queste distanze, ma il Requiem è nel dna Scala, lo potremmo suonare a memoria” aggiunge il violino di spalla Francesco De Angelis. Che ha espresso un sentire comune in orchestra, lui che ne è il volto: “la felicità di ritrovarsi dopo tanto tempo e lo spirito di solidarietà in una condizione ancora difficile”.