Martedì 15 settembre, con Traviata torna l’opera alla Scala dopo 7 mesi di stop. Sarà in forma di concerto, diretta da Zubin Mehta: l’artista che avrebbe dovuto portare Traviata in Giappone e nella natia India.

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Nel cast, Marina Rebeka e Chiara Isotton con costumi della maison  Dolce & Gabbana. 

 

 

Orchestra e coro della Scala stasera (12 settembre)  tornano per la prima volta in teatro dopo sette mesi di lontananza, nel segno della Nona Sinfonia di Beethoven e diretti da Riccardo Chailly. Rientrano a casa dopo tre intense serate nelle cattedrali di Milano, Bergamo e Brescia per l’omaggio alle vittime del Covid. “Sul podio, immerso in tanta bellezza, in una chiesa costruita come voto di ringraziamento per la fine della peste, mi dicevo: – Ma quanto hanno sofferto questi Bergamaschi?”, la confessione di Chailly. Che stasera  sarà al Piermarini per un concerto dedicato a chi è stato in trincea durante le fasi più drammatiche della pandemia, il personale sanitario. L’evento – sostenuto dalla Fondazione Bracco, mecenate chiave del Piermarini – è infatti riservato a medici e infermieri, aperte al pubblico le repliche del 14, 16, 17. Nel quartetto dei solisti, Krassimira Stoyanova, Ekaterina Gubanova, Michael König e Tomasz Konieczny. 

La Scala è ripartita con due partiture simbolo: il Requiem di Verdi, nel dna scaligero ed eseguita per la prima voltaper commemorare il grande Lombardo, Alessandro Manzoni. Ora, c’è la Nona Sinfonia nell’anno di Beethoven e con quell’Inno alla Gioia che idealmente si collega al “Libera me” di congedo del Requiem. La Scala procede cautamente, ha aperto a luglio per concerti da camera, in settembre ha unito le sue artistiche nelle chiese della regione.

Da martedì torna  a produrre ciò per cui è nata, l’opera, che nel caso specifico è Traviata di Verdi. La vedremo in forma di concerto, giusto con qualche elemento scenico, poiché è ancora complicato muovere l’intera macchina in fase Covid. Stesso discorso varrà per Aida attesa dal 6 ottobre. Sarà Bohème nell’allestimento del 1963 di Zeffirelli il primo melodramma prodotto a regola d’arte. La situazione è in evoluzione ma si prevede che fino al 21 ottobre gli  spettacoli rispettino le  norme di sicurezza in vigore, quindi per un massimo di 740 spettatori e senza scene. Da fine ottobre si suppone la piena attività del teatro. 

Traviata è diretta da Zubin Mehta, l’artista che avrebbe dovuto portare quest’opera in tournée in Giappone e nella sua India, così si era stabilito prima della pandemia. Nel cast, Marina Rebeka e Chiara Isotton con costumi confezionati ad hoc da Dolce & Gabbana, Alfredo sarà Atalla Ayan mentre papà Germont sarà Leo Nuccit. Mehta, classe 1936, il 17 giugno era già tornato sul podio, quello del Maggio Musicale di Firenze, al fianco di un violinista di lusso come Leonidas Kavakos. Per entrambi era il primissimo concerto in pubblico dopo mesi di fermo, ricorderemo lo slancio finale di Mehta che abbraccia il collega. Mehta, indiano, casa a Los Angeles ma cittadino del mondo, conosce profondamente l’Italia per avervi lavorato (assiduamente a Firenze) e vissuto (fra le colline del Chianti).  Ha sperimentato vizi e virtù dell’italica terra, ha vissuto sulla propria pelle le alterne vicende del Maggio, per esempio. Ma ieri ho voluto complimentarsi con l’Italia dello spettacolo dal vivo: modello di resilienza. Da giugno si succedono festival e riaprono i teatri. E non un caso di covid fra spettatori e artisti.