Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano e presidente CRUI (Conferenza dei rettori italiani), cosa vede in fondo al tunnel della Milano ferita? Cosa rimarrà della città che offriva servizi a 3 milioni di persone (fra abitanti, pendolari, studenti, turisti), numeri che potrebbero ridursi di 1/3, dicono? 

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Resta è l’uomo che s’è battuto per le lezioni in presenza da  settembre, e che anche in questi giorni tiene l’ateneo aperto “come nei momenti più bui della storia”, aggiunge.  Senza competenza ed esperienza non si va da nessuna parte: il credo. Su una cosa, poi, non ha dubbi, “il ruolo trainante di Milano non è in discussione”. 

E cosa rispondere alle Cassandre che sostengono l’esatto contrario?

Che allora mi indichino le forze motrici alternative. Non vedo altre realtà che possano sostituire Milano, città che non ha mai smesso di essere il fulcro del Paese. E’ in sofferenza esattamente come le grandi metropoli internazionali i cui ruoli – però – nessuno mette in dubbio.

Milano su cosa dovrà puntare quando l’incubo sarà alle spalle?

Sui propri punti di forza. Primo: il lavoro che di fatto è l’unico elemento di coesione sociale e di attrattività per giovani e imprese. Il secondo tema è l’innovazione, Milano può diventare una grande palestra di innovazione: tecnologica, di modelli organizzativi, di servizi al cittadino. Terzo punto è l’internazionalizzazione, che non è prendere un aereo e volare all’estero, perché si può essere internazionali stando in Italia e italiani all’estero. L’obiettivo sta nell’inserire la nostra città in una  rete internazionale. Il cittadino del mondo deve sapere dove siamo e capire quali sono  le opportunità offerte. E noi dobbiamo confrontarci con i competitor nel mondo e rispettivi parametri.

Il Politecnico è protagonista dello sviluppo culturale e urbanistico del territorio. Dalle crisi nascono opportunità: quali per voi? 

Dopo il Campus di Renzo Piano in Città Studi, per i prossimi due anni ci occuperemo del progetto alla Bovisa che già accoglie 20mila studenti. Lì sta crescendo un distretto dell’innovazione dove mettiamo a sistema le nostre start up, oggi 200 ma intendiamo arrivare a 300 incubate, convogliandovi inoltre le imprese che portano l’innovazione e che vogliono lavorare coi nostri ragazzi.

La pandemia cosa ha insegnato alla città? 

Che il valore del tempo è fondamentale. Dobbiamo azzerare il tempo non utile se vogliamo migliorare la qualità della vita. Dobbiamo imparare ad anticipare anziché rincorrere, dobbiamo capire le esigenze dello studente di domani, dell’anziano di domani. Basta con la logica a sportello per cui – Uno viene a chiedermi qualcosa e io rispondo -.  Deve vincere la logica per cui intercetto  le esigenze e le risolvo in partenza.

Che tradotto in progetti cosa vuol dire?

Progetti di digitalizzazione dei servizi al cittadino, mobilità che punta sul trasporto pubblico locale e disincentiva il trasporto privato ma non per ideologia, semplicemente perché il trasporto pubblico si rivela più efficiente. Io ho smesso di andare a Firenze in auto perché il Freccia Rossa è risultato più vantaggioso. E ancora, bisogna fare in modo che il lavoro sia più agile. 

E qui c’è molto da fare.

Sì perché non è possibile che tre ragazzi che vogliono montare una start up non abbiano tutta l’attenzione in termini di spazi, agevolazioni, energia, sportelli dedicati.

Ora come conciliare emergenza e prospettive?

Abbiamo davanti 4 o 6 mesi in cui tutto sarà più rallentato, ci saranno meno studenti nelle aule, meno viaggiatori su trasporto pubblico locale, meno cittadini agli sportelli delle PA, meno clienti alle nostre imprese. Se non  digitalizziamo i processi in questi quattro mesi, se non ristrutturiamo le scuole, se non pensiamo ai biglietti elettronici obbligatori per tutti per gli spostamenti pubblici locali. Se non pensiamo ad anticipare le esigenze anziché rispondere , perdiamo una grandissima opportunità. Non vedo un contrasto fra emergenza e ripartenza, semmai un unico progetto.

Quindi meno retrospezioni e più slancio in avanti.

Considero ingenerose le critiche a qualunque decisore politico, locale e mondiale, sul periodo fra marzo e maggio, non avevamo competenze ed esperienze per gestire quello che stava accadendo. Trovo ridicolo criticare Giuseppe Sala per la  “Milano non si ferma” o Attilio Fontana per l’ospedale in fiera. Sono però critico sulle modalità della ripartenza in fase due e sulla gestione della  tre. Detto questo, oggi dobbiamo lavorare per domani che non vuol dire raccogliere una serie di idee da mettere il Recovery Plan, ma pianificare l’oggi per essere pronti sul domani. Per essere pronti ai blocchi di partenza di una gara che inizierà, speriamo, intorno alla metà del 2021.

Il Politecnico a cosa sta lavorando in termini di innovazione, cosa sta pianifiando?

Per esempio stiamo partecipando a gare pubbliche per i ponti sul Bosforo, per una ruota panoramica a NY e Dubai, stiamo sviluppando progetti per sensori di monitoraggio di infrastrutture civili e meccaniche.