“Vienna è deserta. In hotel, sono l’unico ospite. E’ come essere in un film dell’orrore” confessa il direttore d’orchestra Riccardo Muti, in questi giorni in  Austria dove sono in corso le prove per il  Concerto di Capodanno: il suo sesto. E’ l’evento del primo gennaio (in differita su Rai2 alle ore 13.30) alla testa dei Wiener Philharmoniker, nella Sala d’Oro, di nome e di fatto, del Musikverein. Evento seguito da oltre 50 milioni di persone da 92 Paesi di cinque continenti. Segue il sigillo di un’incisione live per Sony. Un fenomeno dal forte impatto mediatico, ritorno finanziario e d’immagine, in tv dal 1959. Wiener, dunque, maestri anche nel conciliare le ragioni dell’arte con quelle del botteghino, leggasi: diritti tv.

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Per quest’edizione, valzer, polche, galop risuoneranno in una sala vuota, senza pubblico, con applausi da remoto da 7mila spettatori. E’ l’arte ai tempi della pandemia.

“Abbiamo avuto lunghe discussioni se fare o no il concerto. Alla fine ci siamo detti: sono tempi difficili, ma non possiamo abolire la musica, la cultura, i teatri. Ammetto che è strano suonare un repertorio pensato come un dono al pubblico: che però non c’è. Ci sono lavori che scorrono velocissimi, vanno come un treno e tu vuoi non vedi l’ora di arrivare in stazione perché conti che qualcuno sarà lì ad aspettarti, arrivi entusiasta e non c’è nessuno, vorresti una risposta dal vivo che quest’anno non ci sarà. Però sappiamo che ci seguiranno milioni di persone e per questo desideriamo trasmettere un messaggio: la speranza. Noi abbiamo bisogno di avere speranza”, ancora Muti. 

Sui leggii, pagine di Suppé, degli Strauss e  in particolare di Johann Strauss II. Musica godereccia per chi ascolta, “ma non per chi esegue. Anzi, è molto esigente. E’ una sfida ogni anno. Confesso che mai vorrei essere nei panni del primo corno. I Wiener hanno confidenza con questo repertorio, ma solo quando arriviamo alla Marcia di Radetzky – classico bis – ci rilassiamo. Basta un minimo errore, e rovini tutto. La platea è mondiale, siamo molto esposti. Può capitare tutto essendo una diretta, è pur vero che se qualcosa capitasse, fa comunque parte della vita”. 

Muti ha diretto il concerto di Capodanno nel 1993, 1997, 2000, 2004 e 2018. Ricordi del primo? “Prima cosa ero più giovane. Con i Wiener avevo inciso le Sinfonie di Schubert. E dopo questo mi proposero il concerto di Capodanno. Lì per lì esitai. Poi pensai agli stretti legami tra Napoli e Vienna, e mi dissi: proviamo”.

Venerdì, su Rai1, alle 12.20, va in onda anche il concerto nostrano di Capodanno, in diretta dalla Fenice di Venezia e come il Musikerein sarà  deserta. Presenti solo l’orchestra e coro diretti da Daniel Harding, quindi il soprano Rosa Feola e il tenore Xabier Anduaga.  Il concerto sarà poi replicato il 1° gennaio alle 18.30 su Rai 5 (che lo ritrasmetterà anche l’11 febbraio alle 20.30) e alle 20.30 su Rai Radio 3.