Il Teatro alla Scala – che il 23 gennaio manda in onda Così fan tutte  di Mozart – per la programmazione delle prossime settimane ha elaborato un piano A e un piano B. In linea con un presente fatto di teatri chiusi al pubblico, prevede concerti, un’opera e un balletto al mese in streaming. Piano B: se la curva contagi e i Dpcm lo consentiranno, gli stessi appuntamenti pensati per il digitale, e che vivono un solo giorno, verranno proposti con spettatori in sala e più recite: con gran soddisfazione della maison Scala, degli spettatori e degli artisti ospiti considerato che la contrattazione italiana prevede un onorario solo quando si va in scena ovvero non si pagano le prove (qualche sovrintendente sta riconoscendo un bonus aggiuntivo data la situazione particolare). 

il Giornale scarica pdf

Nel Cda di metà febbraio, verrà presentata l’intera stagione del 2021,

così come si sta lavorando all’innovazione tecnologia del teatro, a quella digitalizzazione figlia della quarta rivoluzione industriale che snellisce e sburocratizza sistemi operativi ormai obsoleti. In fondo la notizia è questa: anche la Scala, la gigantessa prigioniera della propria leggenda, sta lavorando al salto digitale possibile solo se il pensiero, ancora prima degli strumenti,  è 4.0. 

Il 20 febbraio ad andare in scena sarà Salome, l’opera di Strauss cui un anno fa stavano lavorando Riccardo Chailly per la parte musicale e Damiano Michieletto per la regia, ma proprio in quei giorni scattò il primo lockdown e l’opera venne congelata. Non sarà però Chailly a dirigere Salome, ma Zubin Mehta. La presenza di Mehta era già prevista in febbraio per Rigoletto con la regia di Martone, ma Rigoletto sfida i principi anti-Covid  (ha il coro, muove masse) per cui non si fa, tuttavia Mehta aveva un contratto e così lo si onora. Per inciso, Salome che a Milano sarà Elena Stikhina,  è l’opera con cui Mehta debuttò alla Scala, così come Strauss è il compositore della gioventù del direttore che spesso ci racconta di quando lasciò Bombay – ancora così chiama la sua città – per Vienna, e diciottenne s’imbatté nei Wiener, gli angeli custodi di questa tradizione. In maggio Riccardo Chailly dirigerà il Barbiere di Siviglia in una nuova produzione di Leo Muscato e Davide Luciano nel ruolo del titolo. Sempre a maggio sono attesi i Wiener con Riccardo Muti. 

E così, anche la Scala ha sdoganato l’opera in streaming per le stesse ragioni sposate dai teatri italiani: la necessità di far girare la macchina del teatro, il proposito di tener viva la comunità degli artisti oltre che la memoria del pubblico. Una scelta che abbraccia più la sostenibilità degli animi che la sostenibilità economica (produrre in queste condizione è a perdere ) e per questo la Scala fino ad ora aveva optato per la prudenza assoluta. In compenso, con l’eccezione di una Salome nuova di zecca ma di fatto già confezionata (alias pagata) e Barbiere  (si spera con pubblico in sala), si cerca di contenere i costi riprendendo allestimenti storici, il caso del Così fan tutte. Lo stesso varrà per il balletto Giselle in programma il 30 gennaio con la  coreografia di Coralli-Perrot nella versione di Yvette Chauviré con Martina Arduino con Claudio Coviello e Nicoletta Manni con Timofej Andrijashenko. Il 22 febbraio recital del pianista Maurizio Pollini e il 27 del vincitore Ferruccio Busoni 2019. Il 6 febbraio Mehta dirigerà l’orchestra della Scala in Mozart, Mahler e chiusura con la Valse di Ravel: il valzer diabolico e seducente che – siamo nel 1919 – dà l’addio all’Europa epicentro del mondo.