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Perché Siena vince la sfida del lusso

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Il primo indizio arriva da La Foce, agli Incontri in Terra di Siena. Siamo nel Paese “dove ‘l sì suona”, ma tra il pubblico del festival prevalgono l’inglese e il tedesco. È un dettaglio che racconta meglio di molte statistiche come la Val d’Orcia, e più in generale il Senese, siano diventati un polo d’attrazione per una comunità internazionale di imprenditori, investitori e high-net-worth individuals.

Ed è proprio questo il punto. La Val d’Orcia non propone semplicemente un paesaggio da cartolina, per quanto viverla sia come stare dentro un quadro. Ha costruito, nel tempo, un ecosistema in cui l’enogastronomia e l’offerta culturale complessiva, dal patrimonio storico, al paesaggio, musica, formazione e grandi festival, rappresentano le due vere leve di attrazione del territorio.

Le storie romantiche non mancano. C’è quella dell’anglo-americana Iris Origo,  nata Cutting, dunque appartenente a una delle più facoltose famiglie cosmopolite dell’epoca. Anglo-americana lei, italianissimo e marchese il marito Antonio, restaurarono il complesso de La Foce, affidando all’architetto inglese Cecil Pinsent la progettazione dei giardini. Per intenderci, la celebre doppia «S» di cipressi, tra i simboli della Toscana, nasce proprio da un suo disegno su commissione di Iris, cresciuta tra lord inglesi, artisti e governanti svizzere, francesi e tedesche. In una parola: coltissima, come testimoniano i suoi libri. Oggi meta dei pellegrini della Bellezza, La Foce fu il progetto di una vita avviato nel 1924 dai coniugi Origo. 

C’è Monteverdi Tuscany, il borgo restaurato dall’americano Michael Cioffi, che ha fatto dell’incontro fra arti, musica, letteratura e pittura, uno dei tratti distintivi di questo lussuoso hotel diffuso. Ci sono l’Accademia Chigiana, che da oltre un secolo forma musicisti fuoriclasse, il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, il Festival di Pasqua di Montepulciano, i Paesaggi Musicali Toscani, il neonato Cacciaconti Festival: realtà  che stanno iniziando a collaborare. E ci si chiede se questa sinergia, che ha ancora ampi margini di sviluppo, potrà un giorno dare vita a una sorta di Versiliana delle terre senesi: un festival capace di aggregare forze, energie, pubblico e investimenti. Ne trarrebbero beneficio tutti.

Nel complesso non è questa un’offerta costruita per il turista occasionale. Agli Incontri in Terra di Siena, fondati 38 anni fa dal violoncellista Antonio Lysy, figlio di Benedetta Origo e Alberto Lysy nonché nipote di Iris Origo, circa il 70% del pubblico arriva dall’estero. Sul palco salgono prime parti dei Berliner Philharmoniker, solisti come Lisa Batiashvili e Vlad Stanculeasa. Basti dire che qui Sir Yehudi Menuhin, violinista fra i più grandi del Novecento, era di casa. 

Montepulciano, con il Cantiere Internazionale d’Arte fondato nel 1976 da Hans Werner Henze, propone regolarmente oltre quaranta spettacoli in una cittadina che in coincidenza con il Festival conta  fra le 54 e le 60 mila presenze mensili. Il tutto si intreccia con l’attività dell’Accademia Chigiana di Siena, nata nel 1923 per volere del conte Guido Chigi Saracini che poi favorì lo sviluppo anche di un’Accademia. Ben prima che il Brunello di Montalcino e il Chianti diventassero marchi globali e trasformassero la provincia senese in una destinazione enoturistica d’eccellenza, il nome di Siena circolava già nel mondo grazie alla Chigiana, dove si sono formati musicisti come Claudio Abbado, Daniel Barenboim, Zubin Mehta e Kirill Petrenko.

È forse questo l’aspetto più interessante. Siamo abituati a pensare che sia stato il vino a internazionalizzare queste colline. In realtà, la cultura aveva aperto la strada decenni prima. Quando il Brunello iniziava la sua ascesa internazionale, tra gli anni Ottanta e Novanta, il territorio senese aveva già costruito una reputazione attraverso la musica, il paesaggio, gioielli rinascimentali come Pienza e Montepulciano e una rete di relazioni culturali che affondava le radici nel Novecento.

In anni più recenti un ruolo importante è stato svolto anche da Opera Laboratori, guidata dall’amministratore delegato Beppe Costa, protagonista di un’ampia operazione di valorizzazione culturale. La società ha acquisito e trasformato Palazzo delle Papesse, a Siena, in un centro espositivo dedicato all’arte contemporanea, aperto alla città e al territorio; cura inoltre la promozione e la valorizzazione del Complesso monumentale del Duomo di Siena e, a Montalcino, ha aperto un museo dedicato al Brunello.

Mentre molte destinazioni competono sul lusso alberghiero, sulle cantine o sulla ristorazione, la provincia senese dimostra che la competitività di un territorio nasce dall’integrazione di fattori diversi. Non vince il singolo asset. Vince l’ecosistema.   

La musica classica è stata una delle prime infrastrutture di questo modello. Ben prima che si parlasse di nomadi fiscali, seconde residenze di lusso o migrazione dei grandi patrimoni, questi festival dialogavano già con una comunità internazionale stabile, offrendo un’offerta culturale coerente con le aspettative di un pubblico globale.

In questo senso la Val d’Orcia racconta qualcosa che va oltre la Toscana. Racconta come la cultura possa diventare un fattore di competitività economica. Perché chi sceglie di vivere, investire o trascorrere lunghi periodi in un territorio non cerca soltanto un grande vino o un panorama iconico. Cerca un luogo capace di offrire un’esperienza completa, dove paesaggio, enogastronomia e cultura si rafforzano a vicenda. È questa, oggi, la vera infrastruttura del lusso.

Anna Franini
Anna Franini
Anna Franini, giornalista di Forbes e il Giornale. Scrive storie di Leadership, Imprenditoria, Innovazione. Intervista fondatori di aziende miliardarie, Premi Nobel, Breakthrough, Academy Awards, Pulitzer, Pritzker.
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