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L’elettrico sempre e comunque è una forzatura dettata da mode del momento

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In tema di mobilità elettrica, Mario Gnutti non ha dubbi:

“L’elettrificazione è processo irreversibile, ma sarà una delle tecnologie a disposizione, non l’unica: andrà ad affiancarne altre che nel frattempo diventeranno sempre più sostenibili ed efficienti”. In questa intervista, Gnutti, vicepresidente della multinazionale Gnutti Carlo, ci spiega il perché.

Premessa. Mario Gnutti incarna la quarta generazione di un’azienda leader nella produzione di componentistica ad alta precisione per veicoli industriali, stradali, agricoli e marini e per macchine edili. Impiega 4mila persone in tre continenti, ha il quartier generale alle porte di Brescia e un fatturato di 700milioni di euro. Nel 2022 compie cent’anni.

Qui un estratto dell’intervista.

Come vede il futuro della mobilità elettrica?
Gli oem (original equipment manufacturer) stanno cercando di capire quale sarà la tecnologia vincente. Di fatto, nessuno lo ha ancora compreso.

Quali?
Per esempio gli Euro7 di ultima generazione, tra l’altro soggetti a  continue migliorie. E ancora, i carburanti sintetici di origine non fossile – i cosiddetti efuel – che nei prossimi 24 mesi vedranno importanti evoluzioni. L’elettrico vissuto in modo esclusivo non è sostenibile, non porta i benefici ecologici tanto decantati. Per sua definizione, la sostenibilità fa riferimento a un qualcosa di intelligente, equilibrato e a favore del progresso. L’auto elettrica non va esattamente in questa direzione. È una soluzione, così come ci viene proposta, o meglio imposta, che non solo non risolve problemi, ma aggiunge problematiche non banali. Se valutiamo poi il ciclo di produzione nel suo complesso, l’auto elettrica non giova in termini di riduzione della CO2. Detto ciò, ritengo i veicoli bev (battery electric vehicle) assolutamente adatti e di sicuro successo in diverse applicazioni, quali per esempio mobilità pubblica, last mile delivery e utilitarie per brevi percorrenze nei centri urbani. L’elettrico sempre e comunque è una forzatura dettata da mode del momento, senza consistenza scientifica né, tanto meno, tecnologica.

Allude al ciclo che dalla creazione delle batterie si allarga alla ricarica, allo smaltimento?
Le miniere dalle quali vengono estratte le cosiddette terre rare per comporre le batterie hanno un impatto molto importante in termini di CO2. A chi appartengono queste miniere? Prevalentemente alla Cina, che nel frattempo sta ampliando le centrali a carbone per aumentare la produzione di energia. Se per assurdo, in un lampo, tutte le auto diventassero elettriche, avremmo di gran lunga aumentato le emissioni di CO2, data la quantità di energia che serve per produrle, per estrarre i minerali e per le operazioni di ricarica.

Lautomotive vive un momento di grandi sfide.
E ancor prima, è sotto attacco. Un attacco irrazionale. Stiamo sparando sul nemico sbagliato. E questo non fa altro che favorire la penetrazione dei produttori di auto cinesi in Europa e Nord America, indebolendo il nostro tessuto industriale. Quanto a noi, alla Gnutti Carlo, siamo propensi a cogliere le opportunità nelle sfide. Abbiamo investito molto nel mondo dell’alluminio, che rappresenta il 50% del nostro fatturato, e l’elettrificazione porta con sé una grande quantità di componenti molto complesse di alluminio lavorato. Questo per dire che, comunque vada, abbiamo opportunità.

Confindustria Brescia, di cui lei è vicepresidente, lavora al Sistema Brescia. A che punto siete?
Abbiamo sperimentato il Sistema Brescia durante il Covid, e lì abbiamo compreso quanto sia solido e capace di reagire a situazioni imprevedibili e molto complesse. È vincente mettere attorno al tavolo imprenditori con storie diverse condividendo esperienze, problemi e, soprattutto, soluzioni. Questo porta valore al territorio, è innegabile. La pandemia ha aiutato a fare squadra, ad abbattere pareti, a condividere anche i segreti aziendali. Questo consente di presentarsi con una voce sola e forte  anche in tema di Pnrr, per esempio. E con ricadute non solo sul nostro territorio, ma anche su quello nazionale e internazionale: Brescia, a differenza di altre province comunque dinamiche, ha un’esposizione verso l’estero incredibile. Per questo può avere un ruolo trainante.

Anna Franini
Anna Franini, giornalista di Forbes e il Giornale. Scrive storie di Leadership, Imprenditoria, Innovazione. Intervista fondatori di aziende miliardarie, Premi Nobel, Breakthrough, Academy Awards, Pulitzer, Pritzker.
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