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Friuli, oltre le icone

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Nel Friuli Venezia Giulia più di 7 imprese su 10 sono fiorite fra Udine e Pordenone, e delle 87.073 attive nella regione ben 41.648 sono nella provincia di Udine, cuore del Friuli  laborioso e silenzioso,  territorio pari al 63% del totale regionale e con 515mila residenti ovvero il 43% della popolazione del FVG.

Udine e la mente corre a due sue icone: il prosciutto di San Daniele e le sedie e poltrone di ogni fattura, punta dei comparti dell’agroalimentare e del legno-arredo, che assieme a quelli del metalmeccanico e digitale nutrono più di tutti il pil dell’area (tecnicamente non più provincia, ma che per semplificare denomineremo così).

Il comparto legno-sughero-mobile vuol dire produzione per casa, uffici e negozi, di mobili, sedie, mobili metallici, ma anche materassi, sedili, poltrone e divani; e a monte, un sottobosco di imprese dedite al taglio, piallatura, trattamento del legno, fabbricazione di fogli, compensato, pannelli stratificati, pannelli di truciolato e altri pannelli, fabbricazione di imballaggi in legno, di prodotti della lavorazione del sughero. Delle 1728 imprese friulane del legno-sughero-arredo, 1.012 sono a Udine con picchi nei comuni di San Giovanni al Natisone, Manzano, Brugnera, Premariacco, Pasiano di Pordenone, Brugnera. Del resto, fin dall’alba del Novecento qui si registra un’alta concentrazione di mobilieri e tappezzieri, e si va ancor più a ritroso nel tempo in luoghi come il borgo di Sutrio, nella Carnia, dove è secolare l’arte della scultura, intarsio, restauro e lavorazione del legno, l’artigianato che veniva coltivato durante l’inverno quando l’agricoltura era silente. Era quella la stagione dedicata alla costruzione di manufatti in legno, attrezzi agricoli, mobili, ma anche sculture e bassorilievi, opere d’arte che a lungo hanno arredato palazzi e chiese, italiani e no.  Il  vero decollo di botteghe e mestieri legati alla lavorazione del legno si ebbe nei primi del Novecento con impennata dal  secondo dopoguerra quando l’austerità delle sedie di legno cedeva il passo a divani e poltrone prediletti dalla nascente società del benessere, manufatti – sedie comprese – dove i grandi designer non mancavano di apporre la propria firma, si va da Vico Magistretti a Paola Navone, da Ilmari Tapiovaara a Setsu Ito. Silvano Montina, dell’omonima azienda friulana fondata nel 1919, fu uno dei mobilieri fondatori del Salone del Mobile di Milano, insieme a Cesare Castelli, Franco Cassina e Angelo Molteni. E fu sull’onda di tanto fermento che venne a costituirsi la Mostra permanente dell’Artigianato friulano, da cui nacque,  nel 1953, la Mostra della Casa moderna, il primo palcoscenico espositivo di aziende come la  Alberto De Zotti, Agostino Moroso, Pio Tullio, Giacomo Valcher, la ditta Casabella di Ludovico Castenetto, il mobilificio di Luigi Cosani, il mobilificio Sbuelz. Alcune ancora attive. Il comparto ha il suo pinnacolo nel Distretto della Sedia,  con centro nevralgico nel triangolo Manzano-Corno di Rosazzo-San Giovanni al Natisone, contrassegnato dalla presenza di  qualche grande azienda e attorno micro o piccole imprese nate dalla tradizione sedimentata dei cjadreâr (seggiolai) dediti alla realizzazione dei telai mentre le donne intrecciavano quanto a disposizione per i sedili, il tutto accadeva fra le mura domestiche. Anna Lombardi, nel suo volume dedicato a questo soggetto, ricorda che in questo spicchio di Friuli si arrivò a produrre il 30% delle sedie in circolazione nel mondo, erano gli anni d’oro, i Novanta. Poi la crisi degli anni Duemila e la scure che si abbatteva sulle imprese incapaci di reagire al mutare dei tempi, Darwin docet. Ora è in atto un rilancio sebbene il 2023 non abbia brillato nell’ex triangolo della sedia che ha visto l’export passare dai 177 milioni del primo trimestre 2022 ai 169 milioni dei primi tre mesi del 2023.

Si guarda avanti, anche  con la consapevolezza che nei prossimi quattro anni, per esempio, saranno richiesti 46 mila lavoratori nel settore design e mobile. Per rispondere alla domanda crescente di nuovi profili professionali, in autunno è stato fondato il primo centro per la formazione dei tappezzieri, grazie alla sinergia tra il consorzio Cluster Legno Arredo Casa FVG e le aziende friulane Moroso, Calligaris, Tonon, Crassevig, La Cividina, Gervasoni1882, Frag.  “È emersa negli ultimi anni la carenza di personale per tutte le filiere manifatturiere, in particolare nel nostro territorio mancano figure specializzate nella tappezzeria, che siano in grado di cucire, di tappezzare o di imbastire un prodotto imbottito”, ha dichiarato Matteo Tonon, presidente del Cluster, in un’intervista a Interni Magazine.  “Nel distretto friulano – ancora Tonon – non esiste un corso stabile della tappezzeria, una fase importante della filiera che nel nostro settore rappresenta il 30 per cento del valore aggiunto di un prodotto. Così, insieme a un gruppo di dieci marchi, abbiamo dato vita a un centro formativo privato permanente in una struttura a Udine che è stata completamente riqualificata, con le migliori macchine a uso tappezzeria e cucito”. I docenti sono gli artigiani in pensione ma anche professionisti in attività così da combinare sapienza decennale e novità.

Altro cluster di spicco è l’alimentare con punte nei vini, distillati e nel comparto carni, una vera e propria strutturazione di filiera è rinvenibile nella DOP Prosciutto di San Daniele. La filiera produttiva oggi conta 3.626 allevamenti, 45 macelli, 550 addetti e 31 stabilimenti produttivi: con circa 3 milioni di prosciutti prodotti l’anno, San Daniele rappresenta una consistente fetta delle esportazioni del made in Italy del settore agroalimentare. I trascorsi del leggendario prosciutto sono ampiamente documentati, si sa che la carne di maiale era impiegata già in epoca protostorica, così come nel Medioevo si svilupparono le pratiche dell’allevamento e della norcineria che fecero della carne di maiale un prodotto tipico della dieta dei Friulani. In un testo del Quattrocento si ricorda che dei “porci domestici si possono consumare come antipasto le parti magre conservate sotto sale”, di qui al prosciutto il passo è breve. Curiosità: durante le campagne napoleoniche – da queste parti venne firmato il famoso Trattato di Campoformio che archiviò la Repubblica Veneziana – i soldati francesi fecero razzia dei prosciutti locali. E dall’annessione del Friuli al Regno d’Italia tali prodotti iniziarono a viaggiare in Europa. Su su fino al 1961 quando nasceva il Consorzio e nel 1970 veniva messa a punto una legge a tutela della denominazione. Non solo prosciutto crudo, carni bovine, salumi e insaccati, nell’Udinese è significativa la produzione di  dolci e salati da forno, prodotti caseari e ittici, in testa la trota affumicata. Nel frattempo ha preso forma il marchio “Io sono FVG”, esteso alle  aziende impegnate nella sostenibilità economica, ambientale e sociale, l’azienda richiedente dichiara l’origine dell’alimento o degli ingredienti delle preparazioni alimentari che si vogliono fregiare del marchio, informazioni rese disponibili al consumatore attraverso un QR-code abbinato al logo blu del Marchio Prodotto. Per premiare la territorialità e promuovere l’utilizzo di materie prime locali viene normalmente richiesto che almeno il 50% delle materie prime abbia provenienza regionale. Questa percentuale varia per alcune filiere: laddove ci sia autosufficienza produttiva in regione si alza al 100% (es. filiera del latte), mentre per alcuni ingredienti difficili da trovare in Friuli Venezia Giulia (es. spezie dei salumi) la percentuale si abbassa. Il Comitato di Controllo del Marchio stabilisce il criterio per tutti i settori, a seconda della disponibilità di materia prima in regione.  

Nota a margine. In Friuli Venezia Giulia il settore primario, dunque agricoltura, silvicoltura e pesca, si traduce in 12.540 imprese, ben 6867 sono localizzate nella provincia di Udine, alle spalle Pordenone con 4235, Trieste con 440 e Gorizia con 98.

A Udine è poi stata abbracciata più che altrove la svolta digitale con punta in DITEDI, il  Distretto delle Tecnologie Digitali sorto nel 2009 in rappresentanza delle aziende digitali di Tavagnacco, Udine e Reana del Rojale,  ma poi riconosciuto nel 2016 come ente gestore del Cluster ICT regionale ed ora con 100 aziende affiliate in tutta la regione.  Del resto, il Friuli Venezia Giulia, con un punteggio complessivo pari a 122,45 nel 2021, ultimo dato disponibile, è la terza regione italiana per capacità innovativa dopo Emilia Romagna (125,67) e Provincia Autonoma di Trento (122,98).

Sta poi prendendo forma un nuovo  comparto, quello legato al vetro. Il tutto, nella  zona industriale dell’Aussa Corno di San Giorgio di Nogaro dove stanno confluendo aziende di settore. In testa, la Vetreria Cooperativa Piegarese azienda cooperativa Umbra sbarcata di recente in Fvg, e che producendo vetro cavo una volta a regime si stia che darà lavoro a un centinaio di addetti. 

Quanto al cluster friulano della metalmeccanica, si contano 1288 aziende sulle oltre 3mila attive nel FVG. Per quanto riguarda la dimensione aziendale quasi il 50% sono società di capitali (47,4%), il 17,8% società di persona e il 34,3% imprese individuali. 

Piaval

La storia di quest’azienda di San Giovanni al Natisone prende il via nell’immediato primo dopoguerra, nell’area – siamo a 20 chilometri da Udine – particolarmente vessata dalla Grande Guerra. E’ il 1919 e la famiglia Piani avvia un piccolo laboratorio per la produzione artigianale di sedute in legno.

Alla quarta generazione, la Piaval è oggi specializzata in sedute che vanno dalle  poltrone alle poltroncine e divani, fino a tavoli e tavolini. Nove prodotti su dieci, vengono esportati all’estero, spesso hanno la firma di designer di punta, da Matteo Thun a Laura SIlvestrini.

La San Marco

Dal 1920 produce macchine professionali per il caffè, tradizionali e a capsule,  e macinadosatori per bar, ristoranti ed hotel. Vanta modelli che hanno scritto la storia del design di settore, In testa la Macchina a Colonna 1920 per caffè espresso con funzionamento a vapore con duplice alimentazione di riscaldamento (elettrico/benzogas), all’estremità e sul corpo della carrozzeria cilindrica domina il leone di San Marco. Altra macchina iconica è la Lollobrigida, dalle curve sinuose e forme accattivanti, un chiaro omaggio alla celebre attrice. 

Preco System

Fondata a Gemona del Friuli nel 1984, è leader nazionale nella realizzazione di oggetti per l’arredo urbano in plastica riciclata. Plastica intesa come una risorsa e non come un rifiuto, recuperata attraverso la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Ne nascono giochi per parchi e per giardini (scivoli, arrampicate, casette, giochi a molla..), arredi urbani dunque tavoli, panchine, fioriere, pavimentazioni recinzioni. Non mancano le celebri briccole del Friuli e Veneto, quindi strumentazione per la zootecnia. PrecoSystem si è poi alleata con un peso massimo dell’arte contemporanea come Michelangelo Pistoletto firmando le panchine protagoniste dell’installazione di Pistoletto “Terzo Paradiso”, nella Villa Borghese di Roma. 

La Casa del Prosciutto

La famiglia Alberti ha una tradizione imprenditoriale che muove dal Settecento. Fu Osvaldo Alberti a fondare l’omonima azienda a San Daniele del Friuli, correva il 1906: in anticipo sugli anni Venti quando la produzione del prosciutto nel borgo friulano da artigianale divenne sempre più strutturata con lancio dei primi prosciuttifici. Era una donna, Caterina Castellani, a registrare il marchio tutt’uno con l’acquisizione di nuovi spazi per uno stabilimento produttivo capace – già negli anni Novanta – di produrre 12.000 pezzi l’anno. Dal 2013 le redini dell’azienda sono passate a Carlo Alberti, incarnazione della generazione n.4.

Anna Franini
Anna Franini, giornalista di Forbes e il Giornale. Scrive storie di Leadership, Imprenditoria, Innovazione. Intervista fondatori di aziende miliardarie, Premi Nobel, Breakthrough, Academy Awards, Pulitzer, Pritzker.
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