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MONTIPO’ “I giovani non possono crescere in un mondo assistito”

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A giugno, INTERPUMP GROUP  è entrata nel paniere del Ftse Mib. Leader mondiale nel settore delle pompe ad alta pressione, registra 1,3 miliardi di fatturato,  per l’84% realizzato nei mercati internazionali, e 8mila i dipendenti. Il Presidente e AD FULVIO MONTIPO’  fondò l’azienda nel 1977 a S.Ilario d’Enza (RE).

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Riavvolgiamo il nastro. Alla base, un’intuizione: l’utilizzo dei pistoni in ceramica all’interno delle pompe a pressione, di qui una maggiore durata, minore usura e risparmio dei costi. In tasca, una somma corrispondente agli odierni 1.250 euro, in testa gli insegnamenti del borgo emiliano (“semplici, sicuri, pochi e solidi. La mia prima università”)  e nelle vene e polsi l’energia dell’emigrante. Fulvio Montipò, figlio di stagionali in Svizzera, confessa di sentirsi

“ancora emigrante, del resto c’è una trasmissione genetica dei sentimenti, percezioni e timori. E l’emigrante per definizione è insicuro: – Avrò un contratto o rimarrò disoccupato? –  è l’assillo. Interpump è figlia di questa paura oltre che dell’orgoglio montanaro del borgo in cui crebbi”,

racconta. I trascorsi hanno rafforzato il credo “nel merito e nell’assunzione di responsabilità, valori che andrebbero valorizzati di più”. Cosa cambierebbe della politica del lavoro in Italia? “Penso andrebbe costruito un sistema organico di aiuto con priorità per chi perde il lavoro. Vorrei tutele a difesa dei valori del lavoro in sostituzione dei tanti sussidi attuali da eliminare perché assistere chi è in difficoltà è un atto nobile, ma i giovani non possono crescere in un mondo assistito. Un mondo che coltiva l’assistenza non può sopravvivere. Chi utilizza una bici assistita non potrà mai correre il Giro d’Italia. Un clima generalizzato di sussidio uccide gli stimoli di riscatto, l’esercizio del sogno e la chiamata alla responsabilità e al sacrificio” osserva quest’uomo concreto all’ennesima potenza. Quadri, sculture, un pianoforte a coda, tappeti, l’ufficio trabocca d’arte, ma è d’una bellezza spartana, si respira sobrietà. Ed è con questo spirito che ha fatto il suo ingresso nel Ftse Mib, “è stato come compiere la maggiore età. Lì, col timore di sentirmi quarantesimo fra cotanto senno, ma allo stesso tempo con la consapevolezza che il titolo non è regalato, è una promozione, un traguardo della mia storia”. 

Cosa succede quando la mente va ai giorni che diedero inizio a questa storia? Cosa accompagnò l’atto di nascita di Interpump? “Fu un tumulto di paure, speranze, eccitazioni e timori. E’ un periodo fantastico quello del cominciare. Non saprei dire se i timori erano più alti o bassi dell’erba della speranza. Io ero in uno stato ipnotico di fede di riuscire. Mi dicevo: – Se lavori duro e con buon senso, non puoi non riuscire – . Mi rifugiavo lì. C’era una pulsione interna ad andare, un po’ come accade al salmone che nuota controcorrente, ogni metro conquistato appaga e ricarica per quello successivo. Da dove nasce tutto questo? Chissà. L’importante è che ci sia. Se si ferma quel motore, allora è finita”. 

Montipò, laurea in Sociologia, rimane un curioso delle umane vicende, del mistero e fragilità dell’uomo. Frugando nella propria storia di uomo, cita un episodio che spesso è venuto in soccorso nei momenti difficili. Profittando di un permesso elettorale di 15 giorni, papà rientrò in Italia e “in due settimane costruì casa propria,  con gli amici, lavorando ininterrottamente giorno e notte. Un esempio del fare senza paura. Con questo spirito ho avviato la mia azienda”. 

Col tempo, il Gruppo ha realizzato ottanta acquisizioni con una media di tre all’anno, due sono state messe a segno nel primo semestre del 2020. Altre in vista? “Il dossier delle acquisizioni è sempre abbastanza ricco di possibilità e proposte, speriamo che vadano statisticamente a buon fine. Usiamo la ricchezza prodotta per crescere. La crisi in atto fa vacillare molte barchette e induce gli imprenditori a riflettere sull’utilità di concentrazioni più forti. Il piccolo è fragile così come il grande  offre grandi spazi organizzativi e di resistenza. Già prima di questa crisi molti imprenditori avevano pensato  di aggregare l’azienda a qualche gruppo più forte quindi penso che le mie proposte troveranno più facilmente ascolto”. Nelle crisi si fanno largo le  opportunità: quali per Interpump? “Nessuna specifica, la crisi è ancora troppo fresca sebbene abbia evidenziato quanto siano fragili le umane avventure e come sia necessario rinforzare l’impresa per sperare di resistere ai venti imprevedibili della vita. Ci aspettano cieli scuri, quindi l’azienda deve essere ancora più forte, essenziale e ficcante”. Il tutto accade in un contesto d’“evoluzione tumultuosa formidabile, senza precedenti nella storia dell’umanità. Il processo di globalizzazione è ineluttabile, è come un fluido di colori in un mixer lento. I muri e i dazi sono ridicoli, sono residuati di un tempo che non è più. Oggi siamo globali. Le culture sono tante e diverse, ma stare alla stessa tavola non può che arricchire la tavola. I confini andrebbero cancellati tenendo le bandiere come simbolo delle nostre tradizioni. Mi auguro che il mondo sarà uno, governato da un unico Stato che abbia come obiettivo il controllo delle violenze e del male”.

Anna Franini
Anna Franini, giornalista di Forbes e il Giornale. Scrive storie di Leadership, Imprenditoria, Innovazione. Intervista fondatori di aziende miliardarie, Premi Nobel, Breakthrough, Academy Awards, Pulitzer, Pritzker.
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