HomeStorie di InnovazioneIl venture capitalist Ravi Belani scommette su un'azienda italiana

Il venture capitalist Ravi Belani scommette su un’azienda italiana

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Si presentano in migliaia, ma solo lo 0,5% delle aziende è ammesso in Alchemist, il potente acceleratore della Silicon Valley, il numero uno del 2016. In questo 0,5% rientra l’italiana Covision Quality. A fondare Alchemist è stato Ravi Belani, venture capitalist che giovanissimo operò in McKinsey, quindi in DFJ – per intenderci, la compagnia che investì in Skype, Tesla, Baidu e SpaceX. Ha un master in ingegneria a Stanford, dove attualmente insegna, e un MBA a Harvard.

In questa intervista Belani spiega perché ha deciso di puntare su Covision Quality, spin off di Covision Lab, azienda specializzata in computer vision e machine learning. È stata fondata nel 2019 a Bressanone da sette multinazionali alto-atesine guidate dal ceo Franz Tschimben.

Covision Quality (Cq) sviluppa software di automazione per l’industria manifatturiera. Il prodotto di punta è stato presentato a manager di multinazionali e investitori al DemoDay del 25 gennaio. E’ un software che automatizza il processo di ispezione visiva: in breve, indica gli errori di diverse tipologie di superfici, dal metallo alla plastica, passando per i tessili. 

Qui alcuni passi dell’intervista.

Ravi Belani, cos’è che l’ha convinta di Covision Quality?

Il fatto che possa collaborare con le nostre aziende partner, anzitutto europee, come Siemens o Johnson Controls. Il nodo cruciale di un’azienda manifatturiera è ridurre gli errori fino a risolverli, e Cq interviene in tale senso. Un prodotto di questo tipo difficilmente poteva sbocciare nella Silicon dal momento che siamo sprovvisti di industrie manifatturiere. Cq mi ha convinto subito per la triangolazione di intelligenza artificiale, software e un squadra di professionisti con profonde conoscenze nel mondo della manifattura. Ci piace perché è efficiente, dunque riduce i costi nel corto periodo, ma anche per l’efficacia a lungo termine.

Ha dichiarato che su 10 mila startup, mille assicurano il 97% del ritorno degli investimenti. Cosa accomuna queste mille?

Il fatto che abbiano le potenzialità per crescere in modo esponenziale. Non basta una crescita del 10%, devono esserci più zeri. In Covision intravediamo questa potenzialità perché lavorando sugli errori può, a sua volta, imparare da questi perfezionandosi. Altro principio, per essere vincente devi fare qualcosa di totalmente differente rispetto alla concorrenza, troppe startup fanno cose simili entrando così in competizione. Gli unicorni usciti da Alchemist erano startup fuori scala sulle quali pochi volevano scommettere, ma è nell’essere un outsider che risiede la ragione del successo.

Un suo giudizio sul mondo delle startup europee.

In Europa c’è un problema: parlate lingue diverse e questo implica una pluralità dei mercati dei consumatori. Quando fondi una startup in Cina o in America non hai la necessità di espatriare poiché ti basta il mercato interno. Viceversa sarebbe impensabile lanciare un unicorno italiano senza guardare oltre confine.

Anna Franini
Anna Franini, giornalista di Forbes e il Giornale. Scrive storie di Leadership, Imprenditoria, Innovazione. Intervista fondatori di aziende miliardarie, Premi Nobel, Breakthrough, Academy Awards, Pulitzer, Pritzker.
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