HomeStorie di TerritoriL’economia della bellezza: il rinascimento artigiano di Firenze

L’economia della bellezza: il rinascimento artigiano di Firenze

on

|

views

and

comments

Nel cuore delle botteghe: Firenze e la meraviglia del fare

Passeggiare per le strade di Firenze è come sfogliare un catalogo vivente dell’artigianato artistico. Mani che intagliano, cuciono, dorano, disegnano nelle botteghe che da secoli resistono, e innovano. Siamo nella capitale dell’artigianato artistico, una rete di atelier che sono teatri delle meraviglie, con alta concentrazione in Oltrarno, la rive gauche fiorentina. Ma anche in Santa Croce e San Lorenzo l’artigianato è una questione genetica. 

Recentemente alcune botteghe sono state immortalate dagli scatti sospesi, dall’inquadratura spesso cinematografica dai fotografi Alessandro Moggi ed Eugenia Maffei, ne è nato il libro Vivere a Firenze. Un racconto tra case e botteghe con testi di Livia Frescobaldi, edito Marsilio. Così come il progetto Firenze Creativa ha appena mappato un centinaio di botteghe, suggerendo itinerari a un turismo desideroso di autenticità. Un’iniziativa, tra le altre, che punta a sensibilizzare sull’importanza di un patrimonio oggi sotto pressione: ostacolato dal ricambio generazionale sempre più difficile, da norme e burocrazie spesso castranti. Eppure, è sorprendentemente resiliente. Ma fino a quando? Ai posteri la sentenza. 

Fra officine di restauratori, bronzisti, orafi, mosaicisti e artigiani della pelle si contano realtà anche ultracentenarie, altre sono condotte da giovani formati nelle scuole fiorentine di alto artigianato, in testa l’Opificio delle Pietre Dure, un centro di competenza e riferimento nazionale nel settore della conservazione di opere d’arte, con attività di restauro, ricerca e alta formazione. Nato nel 1588 per volere di Ferdinando I de’ Medici come manifattura granducale per la  lavorazione di pietre dure, oggi è un centro d’eccellenza 2.0 dove gli artigiani-scienziati lavorano come chirurghi dell’arte occupandosi di opere su tavola e tela, sculture lignee e in pietra, arazzi, manoscritti, mosaici, affreschi, pietre dure, materiali lapidei, bronzi, dipinti murali.

Una bottega imprescindibile è la Chiarugi, fondata nel 1928 e oggi giunta alla terza generazione con Simone Chiarugi. Che, maestro artigiano e storico dell’arte,  unisce la precisione del restauratore alla sensibilità dello studioso. Attivo nella ricerca accademica e nella didattica universitaria, firma catalogazioni, curatele e progetti scientifici per importanti istituzioni. E’ specializzato nel restauro del mobile, con particolare attenzione alle tecniche di ebanisteria e intarsio dal XVI al XIX secolo, ha lavorato su capolavori lignei conservati in enti come il Museo del Bargello, il Bagatti Valsecchi, Palazzo Davanzati, Palazzo Pitti, gli Uffizi oltre a quelli in note collezioni private. .
Nella sua bottega si respira il profumo del legno antico, della cera d’api e del tempo, tra arredi, cornici dorate e strumenti pazientemente usurati, ogni restauro è un dialogo intimo con il passato.

Chiarugi è uno dei volti di questa mappa fatta di saperi che sono patrimonio dell’umanità.  Dietro una vetrina anonima in Oltrarno o sotto un loggiato nascosto, si cela un mondo che lavora silenziosamente per far durare ciò che sembrava perduto. Sono le botteghe di restauro, come quella di Bartolozzi e Maioli attiva dal 1920 con lavori su arredi, cornici e opere d’arte per musei, chiese, collezioni private dal Quirinale al Cremlino. Specializzato in mobili Boulle, intarsi e dorature, l’Olivastri Restauri si distingue per l’uso di tecniche ecologiche nella disinfestazione dei legni e nella conservazione di mobili storici. Da Bergamo, il suo fondatore ha portato a Firenze il proprio  sapere, diplomandosi al Palazzo Spinelli e perfezionandosi nella bottega del maestro Cipriani. La Bottega d’Arte Maselli, alla terza generazione, è condotta da Gabriele Maselli, maestro artigiano e docente di Ebanisteria e Legno presso la Scuola d’Arte Sacra di Firenze; è un laboratorio di cornici intagliate e dorate a mano con manufatti conservati in enti come gli Uffizi, la Basilica di San Lorenzo e il Vaticano.

La Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli incarna da oltre un secolo l’eccellenza dell’arte della fusione in bronzo. Fondata nel 1905 da Ferdinando Marinelli Sr., la fonderia affonda però le sue radici nel Rinascimento, ricollegandosi alla storica fonderia medicea di Borgo Pinti, dove operarono maestri come Giambologna e Pietro Tacca. Divenuta punto di riferimento internazionale per la qualità delle sue fusioni a cera persa, la Marinelli ha dato vita a monumenti, fontane e copie di capolavori celebri, destinati a piazze, musei e istituzioni religiose in tutto il mondo. Tra le sue opere più note: il monumento ai Caduti di Mario Moschi a Firenze, la “Carretta dei Pionieri” a Montevideo, i bronzi per i Musei Vaticani e numerosi progetti per il Metropolitan Museum e per l’Expo di Bruxelles del 1958. Oggi la fonderia ha sede a Barberino Val d’Elsa, dove continua a fondere opere d’arte con la stessa maestria artigianale del passato, coniugando tradizione e innovazione. A fianco dell’attività produttiva, conserva anche una preziosa gipsoteca con calchi rinascimentali, e collabora strettamente con la storica Galleria Bazzanti, con la quale forma un polo unico dedicato alle arti plastiche fiorentine.

Scarpelli Mosaici, a un soffio dal Duomo, è specializzata nel commesso fiorentino, una tecnica rinascimentale che trasforma pietre dure in vere e proprie pitture di pietra. La bottega, punto di riferimento per collezionisti di tutto il mondo, è stat  fondata nel 1972 da Renzo Scarpelli, che iniziò la sua formazione a soli 13 anni nella bottega di Giovanni Fiaschi, l’attività prosegue con i figli che dal 2008 hanno aperto al pubblico il proprio laboratorio trasformandolo in una galleria dove arte e artigianato si fondono.

Strade come via delle Conce, via dei Conciatori e via dei Tintori ricordano l’antica presenza di tannerie medievali. Perché a Firenze il cuoio non è solo una materia: è una cultura, una forma d’arte, e le sue botteghe sono piccole cattedrali del saper fare. Il racconto di questo segmento non può che prendere le mosse dalla Scuola del Cuoio, lanciata nel secondo dopoguerra dai  Frati della Basilica di Santa Croce in collaborazione con la famiglia di pellettieri Gori con l’obiettivo di insegnare un mestiere ai giovani orfani. Nel maggio del 1950, la Scuola del Cuoio aprì le porte ai visitatori, conquistando da subito una clientela americana d’eccezione: la Sesta Flotta, la Quinta Armata, l’U.S. Air Force e varie ambasciate. Tra i più illustri estimatori, il generale Dwight D. Eisenhower, che da presidente commissionò un set da scrivania in pelle decorato in oro per lo Studio Ovale. Oggi la Scuola del Cuoio è guidata dalla seconda e terza generazione della famiglia Gori. La Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella offre prodotti in pelle esclusivi, frutto di antiche tecniche così come la Bottega Dell’Artigiano si distingue per la produzione di calzature su misura. La Leather School Firenze insegna e produce manufatti d’eccellenza.

Sono  scrigni di maestria artigiana e creatività senza tempo le botteghe di oreficeria dove tra scalpelli, filigrane e punzoni, si forgiano gioielli che raccontano storie antiche e contemporanee, intrecciando tradizione e innovazione. Il tempio di tanta fervente attività è Ponte Vecchio. Qui opera – fra gli altri – Alessandro Dari, maestro orafo e artista, noto per le creazioni-scultura e l’approccio quasi alchemico alla gioielleria. Tra i riconoscimenti, il Premio Perseo come Miglior artista della città e la nomina a Artista scelto del Vaticano nel 2006. Le sue opere sono esposte al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti e al Museo della Cattedrale di Fiesole, a testimonianza della sua maestria nell’arte orafa fiorentina. Sono argentieri da oltre 150 anni, i Fratelli Peruzzi  con il dal marchio identificativo fra i più antichi in Firenze (FI114) e bottega sul Ponte Vecchio. Pampaloni Argentieri dal 1902 mantengono viva la lavorazione dell’argento con tecniche tramandate da generazioni. Accanto a loro, laboratori come Penko e Ranfagni si distinguono per design contemporanei e creazioni su misura, mentre artigiani come Tommaso Pestelli fondono abilmente antico e moderno in gioielli esclusivi.

Dal 1786 l’Antico Setificio Fiorentino perpetua l’arte della tessitura della seta. Ancora utilizza telai manuali del XVIII e XIX secolo, tra cui un orditoio progettato da Leonardo da Vinci. I broccatelli, damaschi, lampassi ed ermesini dell’ASF  hanno vestito luoghi iconici come il Quirinale e il Cremlino. Nel 2010 l’azienda è stata acquisita dalla Maison Stefano Ricci, che ha contribuito a preservare e innovare questa tradizione secolare. Oggi, sotto la direzione di Elisabetta Bardelli Ricci, l’Antico Setificio Fiorentino combina l’eccellenza artigianale con una visione contemporanea, offrendo esperienze uniche come il “Tessitore per un giorno” e collaborazioni con stilisti italiani.

Anna Franini
Anna Franini
Anna Franini, giornalista di Forbes e il Giornale. Scrive storie di Leadership, Imprenditoria, Innovazione. Intervista fondatori di aziende miliardarie, Premi Nobel, Breakthrough, Academy Awards, Pulitzer, Pritzker.
Condividi il post
Tags

Da non Perdere

Il distretto invisibile che muove miliardi con l’acqua

Nel cuore del Piemonte che forgia l’acqua Tra laghi e montagne, dove il Piemonte degrada verso la pianura novarese e vercellese, esiste un’area industriale che...

Padova, città dell’argento

Il distretto che ha fatto brillare l’Italia del dopoguerra Correvano gli anni Cinquanta, i più volitivi della storia d’Italia, quelli di una Repubblica appena nata:...

Leonardo Maria Del Vecchio scommette sul grafene e accende l’industria del futuro

Grafene made in Italy con Esa NanoTech Rivoluzione? Follia? Magia industriale? Forse un po’ di tutto questo sta accadendo tra Parma e il Kilometro Rosso...

Articoli Recenti

Post Simili

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

error: