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Salerno, inversione di tendenza

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Dici Salerno, e il naufragar è dolce in quel mare di bellezze. Pensi a Positano, Amalfi, Ravello, Paestum, borghi da cartolina, templi, castelli, ville gentilizie dove hanno dimorato pezzi di storia del cinema (Humphrey Bogart, Greta Garbo), letteratura (Virginia Woolf), danza (Rudolf Nureyev), musica (Enrico Caruso). Duecento chilometri d’affaccio sul mare e alle spalle le province campane di Napoli e Avellino, quindi le terre dove Cristo non osò metter piede, per parafrasare Carlo Levi.

Un territorio variegato per conformazione orografica, struttura economica e vocazioni declinate in una pluralità di microcosmi socio-economici e un sistema imprenditoriale di 121.067 imprese, per quantità alle spalle di Napoli (che ne conta 313mila), e davanti a Caserta, Avellino e Benevento e un export da 2,9 miliardi di euro.

Si parte da un’imprenditoria turistica a più stelle. La mente va alla Costiera Amalfitana, ai gioielli antichi, alle colonne doriche del tempio di Nettuno possenti dall’alto dei 2500 anni di una storia tracciata dai Greci, Lucani, Romani fra colpi di spada e invocazioni agli dei, tra terra e cielo, crudeltà e bellezza. Fra i 100 hotel più lussuosi del mondo – così Travel+Leisure – ben tre si collocano nel Salernitano, in ordine sono il Santa Caterina di Amalfi (37esimo posto), il San Pietro (42) e Le Sirenuse di Positano (95).

Nell’ultimo ventennio si è inoltre fatta largo l’urbanistica contemporanea cui hanno apposto il sigillo archistar come Zaha Hadid, autrice della funambolica – pare non del tutto funzionale – “ostrica” sul Molo Manfredi, vale a dire la stazione marittima. E ancora, la Cittadella di David Chipperfield e il Crescent di Riccardo Bofill, espressioni del sogno di fare di Salerno la Bilbao del Tirreno.

Brilla il distretto agro-alimentare in tutte le cinque gamme, dalla I che contempla i freschi senza alcun trattamento di conservazione alla V che racchiude quelli pronti per essere riscaldati. A dire il vero il segmento predominante contempla i prodotti della II gamma ovvero tradotti in conserve e in scatola, e soprattutto della IV, di pronto consumo per intenderci le insalate pronte. Prodotti di IV gamma che si concentrano nella Piana del Sele, il secondo polo della quarta gamma d’Italia, un’area produttiva di 20mila ettari, tra le più fertili dello Stivale. “Tra i sette comuni di Eboli, Battipaglia, Pontecagnano Faiano, Bellizzi, Montecorvino Pugliano, Capaccio e Serre in dieci anni sono sorte circa 3 mila aziende con un’occupazione di 9mila persone che realizzano un fatturato annuo di 2,5 miliardi (in crescita costante del 15% annuo), per il 30% all’estero”, rammenta Antonio Salvatore, vice presidente di Unaproa (Unione Nazionale tra le Organizzazioni dei Produttori). Qui è nata, nel 1986, come cooperativa di agricoltori, Finagricola, leader nel mercato nazionale nella produzione di pomodori datterini. Dall’azienda madre sono scaturiti altri due marchi, Così Com’è, la prima linea di conserve “fresche a lunga conservazione”, e Grangusto specializzato in conserve. Altro piccolo gigante di successo della Piana del Sele è D’Amico, 55 anni d’attività ora alla terza generazione, è una delle punte nella  produzione di conserve alimentari con i marchi D’Amico, Logrò e Montello. Nell’agro-nocerino sarnese, domina La Doria, lanciata nel 1954 da Diodato Ferraioli , è il primo produttore europeo di legumi conservati, di pelati e polpa di pomodoro nel segmento retail, di sughi pronti a marchio private label e tra i principali produttori di succhi di frutta in Italia.

Attorno all’agroalimentare, per gemmazione si è sviluppata l’industria del packaging, alcune imprese contano una storia secolare come l’Antonio Sada & Figlio spa, ai suoi 111 di vita, 123 milioni di fatturato, 5 aziende controllate, 7 stabilimenti e oltre 550 dipendenti. Ha più di 125 anni di storia, e tocca la quarta generazione la Di Mauro Flexible Packaging attiva nella realizzazione di imballaggio flessibile per cibo e no (cura della persona, igiene per la casa, cosmesi).  Bioplast nasce nel 1989 da un’intuizione di Gerardo Gambardella. Nel 2000, l’azienda è entrata nel settore alimentare ed è diventata un punto di riferimento per la produzione di imballaggi flessibili nel settore alimentare. 

La filiera agro-alimentare è il settore di punta, seguono l’industria del metallo e dei prodotti in metallo (17% degli addetti), quella tessile e dell’abbigliamento (10.6%) e dei prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (9.1%).

La tipicità del tessuto imprenditoriale della provincia salernitana sta nel peso percentuale degli addetti al commercio pari  al 25% del totale, dunque ben sopra la media nazionale. In compenso, mentre il comparto manifatturiero in Italia è il primo settore in termini di addetti, in provincia di Salerno è al secondo posto dopo il commercio. 

Da tempo nel Salernitano è in atto un’inversione di tendenza. Prima a orientare il processo di industrializzazione erano decisioni e incentivi dall’alto che però finivano per snaturare il tessuto imprenditoriale; esempio, morta un’azienda, si risolveva l’emergenza occupazionale aprendone una che nulla aveva a che fare col territorio. Ora l’iniziativa muove sempre più dal territorio e vede prendere corpo nuovi settori di mercato anche  su stimolo dell’Università di Salerno che si colloca al 1° posto nel Mezzogiorno per numero di spinoff universitarie nelle Scienze della Vita, nella rosa delle prime dieci italiane su questo indicatore (nel 2021 le spinoff in questo settore erano pari a 12).

Sempre più Salerno assume un ruolo di primo piano nella transizione energetica, “il motore ancora una volta è stata l’Università che si è fatta calamita di talenti del settore” spiega Pasquale Sessa, vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria e Direttore Tecnico della Cicalese Impianti srl. In queste terre campane, per esempio è atterrata Terna, colosso nelle reti di trasmissione dell’energia elettrica deciso a investire l’80% del totale degli investimenti in questa regione. Compie due anni la Magaldi Green Energy, start-up impegnata nello sviluppo e la commercializzazione di tecnologie innovative per la generazione e lo stoccaggio di energia rinnovabile. E’ nata da una costola del Gruppo Magaldi, a Buccino dal 1929 e tra i leader nella progettazione e produzione di sistemi per la movimentazione di materiali sfusi.

Fra i piccoli e più innovativi giganti brilla  CTI FoodTech, azienda di riferimento nella produzione di macchinari per l’industria di trasformazione alimentare, in particolare denocciolatrici di pesche e albicocche, e nella progettazione di linee complete per la lavorazione della frutta. E’ il secondo produttore di denocciolatrici per numero di unità installate nel mondo e Kg di frutta processata. 

Dalla sua fondazione nel 1986, l’azienda ha investito costantemente in ricerca e sviluppo, depositando più di 100 brevetti internazionali, per questo ha vinto la XII edizione del Premio Best Practices per l’Innovazione messo in campo da Confindustria Salerno. 

Anna Franini
Anna Franini
Anna Franini, giornalista di Forbes e il Giornale. Scrive storie di Leadership, Imprenditoria, Innovazione. Intervista fondatori di aziende miliardarie, Premi Nobel, Breakthrough, Academy Awards, Pulitzer, Pritzker.
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