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Ying Li batte 200 pianisti e vince

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La pianista Ying Li, 23 anni, cinese ma dall’età di 14 tra Filadelfia e NY, ha vinto la prima edizione del Premio Internazionale Antonio Mormone.

Una vittoria che equivale a notorietà, una somma di 30 mila euro,  una serie di concerti che frutteranno – grazie al cachet – 100mila euro. In più, un contratto con la casa discografica Universal e uno con l’agente – il numero uno – Lorenzo Baldrighi.

Domenica, alla Scala, Ying Li ha battuto i due finalisti a suon di Rachmaninov.

“I miei genitori hanno telefonato dalla Cina poco prima della prova per sapere se ero nervosa. Sì lo ero, ma il nervosismo se ne è andato del tutto quando mi sono seduta al pianoforte, ho avuto la percezione della bellezza del teatro e sentito il calore del pubblico che tanto m’è mancato in questo anno e mezzo di pandemia. Mi sono detta: ma quanto sono fortunata”, spiega questa giovane donna che è ambiziosa, determinata, capace, studiosa, dalla forte personalità e che dunque riassume – in sé – gli aspetti che le hanno consentito di spuntarla rispetto ai 200 candidati di partenza.

Spiega in questa mia intervista 

Ying Li mostra le caratteristiche del vincitore, ma anche l’apertura di una fanciulla della generazione Zeta.

“Il mio idolo è Yo-Yo Ma – dice – perché non solo è uno splendido violoncellista, usa la musica per lasciare una traccia su questa terra, vuole contribuire al benessere della società. Che senso ha essere musicisti se il tuo ruolo inizia e finisce in una tastiera?” E ancora.  Il primo pensiero va agli organizzatori, “avevo programmato altri concorsi ma questo è stato il primo a riattivarsi superando gli ostacoli posti dal Covid. Sono proprio grata a chi ha reso possibile tutto questo”.

E la mente corre anzitutto a Enrica Ciccarelli che del Premio è la mente e il braccio, da Milano ha lanciato una competizione innovativa e finalmente di respiro internazionale, con una giuria di 11 competenti e dalle competenze incrociate,  e criteri di selezione che tengono conto della tecnica, capacità di ricavare un bel suono e offrire un’interpretazione interessante, ma anzitutto il pianista deve saper emozionare il pubblico.   Che è poi il senso dello spettacolo dal vivo.

Ying Li si gode il momento considerato che il covid l’ha pure privata della gioia di un diploma con tutti i crismi,

“mi sono diplomata alla Juilliard School  con un esame da remoto. Ero a Trieste, ho suonato da lì”, e il volto si rabbuia. 

A tacere d questo, Ying Li non ha una storia di sofferenze, privazioni, di studi matti e disperati sotto la guida severa di un padre-padrone o mamma tigre. Questa è la storia del connazionale Lang Lang, 39 anni, volto di una Cina dove tutto corre e dunque è già del passato. “Lui ha vissuto nel pianoforte. Non è stato così per me. Nella mia famiglia vogliamo anzitutto il sorriso e la serenità. Lang Lang appartiene a un’altra generazione” spiega questa donna che è pure lontana dall’esuberanza esibita di una Yuja Wang, Li può essere elegante e mantenere un profilo basso, da giovane signora.

C’è una cosa che però lega queste tre generazioni di pianisti cinesi. I primi mattoncini li hanno posti nel Conservatorio di Pechino, ma per la rifinitura a 14 anni sono volati nelle scuole di grande tradizione americana.

Perché non basta il grande maestro. Serve l’atmosfera che respiri e le occasioni che solo un certo ecosistema crea, vedi la Silicon Valley per il digitale. Forse è questa una lezione significativa per i tre semifinalisti italiani del PIAM  tra cui il promettente Josef Edoardo Mossali di soli 18 anni.

Anna Franini
Anna Franini, giornalista di Forbes e il Giornale. Scrive storie di Leadership, Imprenditoria, Innovazione. Intervista fondatori di aziende miliardarie, Premi Nobel, Breakthrough, Academy Awards, Pulitzer, Pritzker.
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